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Articolo di Francesco Romizi, pubblicato sul supplemento l’Extraterrestre del quotidiano Il Manifesto


Centinaia di organizzazioni della società civile europea hanno denunciato il recente arretramento delle politiche di sostenibilità dell’UE in una lettera aperta rivolta alle Istituzioni europee e nazionali, pubblicata lunedì scorso. 

La lettera è sostenuta da 140 ONG nazionali e internazionali, tra cui le italiane Greenpeace, ISDE, WWF, Lipu, Terra!, Legambiente e il coordinamento Semi Rurali. 

“La relazione della nostra società con la natura che la sostiene è fondamentalmente rotta,” si legge nella lettera. “Nonostante le crescenti prove di un imminente collasso ecologico (…) i governi europei e i politici europei stanno bloccando nuove misure per proteggere l’ambiente e smantellando quelle già in atto,” continua.

Le ONG criticano fortemente l’allentamento delle condizioni ambientali richieste agli agricoltori per ricevere i sussidi della Politica Agricola Comune (PAC), condannandolo come “un tentativo opportunistico” da parte dei politici per ottenere sostegno in vista delle prossime elezioni del Parlamento Europeo. Queste modifiche alla PAC hanno ricevuto il via libera dalla maggioranza dei Parlamentari Europei durante l’ultima sessione plenaria del mandato di aprile.

“Siamo inorriditi dal fatto che così tanti politici in tutta Europa stiano minacciando le basi della vita su questo Pianeta per fornire false soluzioni alle difficoltà degli agricoltori,” hanno scritto, sottolineando che non è stata intrapresa alcuna azione per affrontare le lamentele riguardanti le pratiche commerciali sleali e le importazioni agricole più economiche dai paesi extra-UE.

Le critiche si estendono oltre il recente rollback delle misure ambientali della PAC per includere una tendenza più ampia all’abbandono degli ambiziosi progetti green per i settori agricolo e alimentare delineati all’inizio del mandato dell’attuale Commissione.

“Negli ultimi mesi, la Commissione Europea di Ursula von der Leyen ha allentato le regole sull’inquinamento per le industrie agricole, abbandonato i piani per la produzione alimentare sostenibile, abbandonato gli obiettivi di riduzione dei pesticidi e messo da parte gli sforzi per garantire una fornitura idrica resiliente,” si legge nel testo.

A novembre, prima delle proteste degli agricoltori, i legislatori dell’UE avevano già deciso di continuare a esentare le fattorie intensive dalle regole sulle emissioni industriali del blocco con modifiche minime per i settori suino e avicolo.

Inoltre, la Commissione ha ufficialmente ritirato una proposta legislativa per ridurre l’uso e il rischio dei pesticidi del 50% entro la fine del decennio dopo che il testo ha perso il supporto parlamentare durante un voto cruciale a novembre.

Nelle ultime settimane, diversi Stati membri del Consiglio hanno intensificato gli sforzi per posticipare l’attuazione della già approvata regolamentazione anti-deforestazione che dovrebbeentrare in vigore a gennaio 2025.Mentre le regole furono promosse per fermare le importazioni di prodotti legati alla deforestazione( come cacao e caffè ) la legislazione si estenderà anche ai prodotti provenienti dall’UE, imponendo ulteriori requisiti burocratici ai produttori e alle imprese agricole.

Nell’autunno del 2023, è diventato evidente che la Commissione stava abbandonando i piani per introdurre una legislazione che definisse uno standard europeo per il cibo sostenibile. Il quadro legislativo per i sistemi alimentari sostenibili era considerato un elemento di punta della Strategia Farm to Fork, che doveva esserepresentato entro la fine del 2023, ma ciò non è avvenuto. 

E poi l’iniziativa europea sulla resilienza idrica, che doveva avere tra i suoi obiettivi quello di garantire l’accesso all’acqua per tutti i cittadini, la natura e l’economia, affrontando al tempo stesso inondazioni catastrofiche e carenze idriche. Anche questa accantonata. 

La lettera non tocca altri temi caldi delle politiche europee legate all’ambiente. Come la recente direttiva europea sugli inquinanti in atmosfera che, seppur non aderisca completamente alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dato un buon segnale a favore della lotta all’inquinamento atmosferico nelle città europee obbligando gli Stati a diminuire fortemente la presenza di particolato e altre sostanze nocive nell’aria.

Von der Leyen e la Commissione Europea hanno, sostanzialmente, deciso che l’Unione Europea non doveva essere il continente più avanzato del mondo sulla sostenibilità e la decarbonizzazione. Ciò in totale contrasto con gli impegni presi durante il suo insediamento, nel 2019.  In sintesi, ci troviamo a un punto di partenza riguardo alle politiche ambientali in Europa. La speranza è che dalle prossime elezioni europee emerga una maggioranza di deputati che, contrariamente a quanto avvenuto negli ultimi mesi, riporti la transizione ecologica al centro delle politiche europee in tutte le sue possibili declinazioni. Non è solo una questione di ambiente, ma anche di salute per tutti noi.

Francesco Romizi

La lettera in versione integrale